Chi sono
“Quelle tracce invisibili di vita, la mia strada verso la scrittura”
Tutto può cominciare da una traccia quasi invisibile: una lettera ingiallita, una fotografia, una rivista d’epoca, una frase rimasta ai margini di una biografia. Marina Rota parte da lì. Cerca, confronta, interroga i documenti; poi prova ad ascoltare ciò che le fonti non possono dire da sole. È così che una figura del passato smette di essere soltanto un nome e torna ad avere una voce, un carattere, un’inquietudine, un destino.
Per ricostruire la vita di Fred Buscaglione, per esempio, ha trascorso mesi nelle biblioteche, consultando pubblicazioni d’epoca e incontrando collezionisti, familiari e discendenti delle persone che avevano condiviso con lui la lunga gavetta. Soltanto dopo aver cercato la verità documentaria si è concessa il viaggio dell’immaginazione, entrando nella Torino “povera ma swingante” degli anni Quaranta e Cinquanta. È in questo equilibrio fra rigore e libertà narrativa che si riconosce il suo modo di scrivere.
Una storia nata tra rigore e immaginazione
Nella formazione di Marina convivono fin dall’inizio due eredità. Da una parte il senso della responsabilità e della giustizia trasmesso dal padre, il maresciallo dei Carabinieri Anselmo Rota, figura molto amata a Chivasso (Torino) per la sua fermezza, la sua generosità e la capacità di comprendere le persone. Dall’altra la sensibilità per la conoscenza e per le parole, legata anche alla madre Palmina, maestra.
Marina ha ricordato il padre come l’uomo che, durante la sua infanzia, rappresentò “la libertà, la fantasia, l’assoluta indulgenza” e che riconobbe molto presto la sua inclinazione per la scrittura. Anselmo Rota possedeva inoltre un inesauribile patrimonio di ricordi e racconti: la guerra, la prigionia, gli incontri, le indagini, gli episodi curiosi e le persone soccorse durante il servizio. Storie che insegnavano come dietro ogni ruolo, ogni uniforme e ogni fatto pubblico esista sempre un essere umano più complesso di quanto appaia.
Quell’eredità sarebbe tornata molti anni dopo in uno dei lavori più intimi di Marina, Il Maresciallo Rota – Una storia di rigore e umanità: non una celebrazione retorica, ma il ritratto di un uomo raccontato attraverso la memoria familiare, gli episodi della vita quotidiana e il legame profondo con la comunità chivassese. Il volume è stato presentato nel novembre 2025 in occasione dell’intitolazione commemorativa voluta dalla Città di Chivasso.
Dalla Giurisprudenza al giornalismo
Marina Rota si laurea in Giurisprudenza, ma sono la letteratura, l’arte e il racconto delle persone a indicarle progressivamente la sua strada. Alla formazione giuridica, fondata sulla precisione e sull’attenzione alle fonti, affianca il giornalismo culturale: un mestiere che diventa per lei soprattutto esercizio di curiosità e di ascolto.
Ha diretto la rivista scientifica e divulgativa della Città della Salute e della Scienza di Torino e ha lavorato come giornalista nei settori della letteratura e dell’arte. Ha collaborato con case editrici, diretto collane, scritto prefazioni, presentato mostre e oltre un centinaio di libri. Ha inoltre contribuito alla creazione di iniziative e rassegne culturali, dialogando con scrittori, studiosi, artisti e protagonisti della vita intellettuale italiana e internazionale.
Ogni intervista le insegna qualcosa che resterà centrale anche nella sua scrittura: porre la domanda giusta, osservare ciò che accade fra una risposta e l’altra, riconoscere la persona dietro il personaggio pubblico. Non fermarsi alla reputazione, al ruolo o alla versione già conosciuta di una vita, ma cercarne le esitazioni, gli affetti, le contraddizioni e le zone d’ombra.
Il giornalismo diventa così la sua scuola narrativa. La verifica dei fatti impedisce all’immaginazione di diventare arbitrio; l’empatia impedisce alla ricerca di trasformarsi in un freddo esercizio documentario.
Salvare le storie dal silenzio
Da Ezio Gribaudo ad Amalia Guglielminetti, dal chirurgo Mauro Salizzoni a Fred Buscaglione, fino alle protagoniste di Certe donne, a Torino, i libri di Marina attraversano mondi apparentemente lontani: arte, poesia, medicina, musica, storia e costume. A unirli è una domanda: che cosa rimane nascosto quando una vita viene ridotta a poche definizioni?
Ezio Gribaudo emerge come un universo creativo da attraversare parola dopo parola. Mauro Salizzoni prende forma come uomo, oltre che come grande chirurgo dei trapianti, attraverso le voci di chi ne ha condiviso il lavoro, le sfide e gli affetti. Fred Buscaglione rivive come giovane musicista segnato dalla guerra, dalla prigionia e da una lunga gavetta, prima di trasformarsi nell’icona dal ciuffo impomatato entrata nell’immaginario collettivo.
Amalia Guglielminetti, troppo spesso ricordata soltanto attraverso i suoi rapporti con Guido Gozzano e Pitigrilli, torna invece a essere poetessa, intellettuale e donna capace di sfidare le convenzioni del proprio tempo. Marina ne ricostruisce la voce attraverso le lettere, le opere e una profonda immedesimazione narrativa, scegliendo di riportare al centro una personalità che il giudizio pubblico aveva prima celebrato e poi condannato alla solitudine e all’oblio.
Lo stesso desiderio attraversa Certe donne, a Torino, nel quale otto figure femminili vissute fra Ottocento e Novecento riemergono da un anno di ricerche, fonti autorevoli e documenti inediti. Marina le incontra idealmente nei luoghi della loro epoca, restituendo loro la complessità che il tempo, i pregiudizi o la memoria collettiva avevano attenuato.
Torino, città reale e immaginata
Torino accompagna gran parte della scrittura di Marina. Non è soltanto uno sfondo, ma una presenza narrativa: severa e discreta, colta e popolare, elegante e malinconica. È la Torino liberty dei salotti letterari frequentati da Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano; quella notturna dei locali nei quali Fred Buscaglione inseguiva il sogno dello swing americano; quella degli studi degli artisti, degli ospedali, dei teatri, delle biblioteche e delle case dietro le cui finestre si sono consumate esistenze straordinarie.
Marina attraversa e legge Torino come un libro inciso nella pietra: ogni cortile, targa, palazzo o vecchia bottega custodisce una pagina capace di riaprire un’altra epoca. La ricerca ricompone i frammenti del passato; la scrittura li trasforma in scene vive, nelle quali il lettore può entrare e sentirsi presente.
Scrivere perché la memoria continui a vivere
Marina Rota ha pubblicato opere di saggistica, poesia, biografia e narrativa documentaria, ricevendo riconoscimenti, tra i quali il Premio Mario Pannunzio per il giornalismo e la saggistica, il Premio Mario Soldati, il Premio internazionale Città di Cattolica per la poesia e il Premio speciale NocciolArt 2024 per il contributo offerto all’arte e alla cultura.
Oggi continua a organizzare incontri, conferenze e rassegne, a scrivere di arte e letteratura e a cercare nuove storie. Nel 2025 ha annunciato anche un progetto narrativo ancora in lavorazione, questa volta caratterizzato da una presenza più ampia di protagonisti maschili. Il filo che attraversa il suo percorso non è il desiderio di celebrare persone già consegnate alla storia, ma quello di avvicinarle: far cadere le definizioni troppo facili, riaprire le stanze della memoria, restituire a ogni figura la sua voce irripetibile.
Per Marina Rota, i libri non sono oggetti immobili: devono “respirare, circolare e vivere proprio come le persone”.
“Scrivere una vita significa sottrarla al silenzio e permetterle di incontrare, ancora una volta, il presente”
MARINA ROTA
Marina Rota incontra le persone prima ancora dei personaggi. Giornalista e scrittrice, attraversa letteratura, arte, musica, medicina e storia con la curiosità di chi sa porre le domande giuste e la sensibilità di chi sa ascoltare anche ciò che vive oltre le parole. Quando scrive, entra in una dimensione di immersione totale, quasi un transfert narrativo: si accosta alle emozioni, alle fragilità e alle contraddizioni dei suoi protagonisti fino a percepirne la voce, senza mai rinunciare al rigore delle fonti. Nei libri, nelle interviste e negli incontri culturali fa dialogare presente e passato attraverso una scrittura elegante e profondamente umana. Torino accompagna molte delle sue storie: non semplice sfondo, ma città viva, colta e segreta. Per Marina, scrivere significa accorciare le distanze, trasformare ogni vita in un incontro e ogni incontro in pagine di alta letteratura.


